Speechless: la disabilità non è una scusa!

Da diversi anni a questa parte, il concetto di “telefilm” è stato sradicato in favore di quello di “serie televisiva”, una forma di narrazione continua (anche se le serie a episodi autoconclusivi ci offrono persino la possibilità opposta) che non si limita semplicemente a intrattenere lo spettatore e a trasmettergli un’emozione, ma ha anche il fondamentale compito di sensibilizzarlo riguardo a tematiche importanti e attuali.
Questo è ciò che indubbiamente fa Speechless, comedy della ABC creata da Scott Silveri e andata in onda per la prima volta il 21 settembre 2016 e la cui seconda stagione ha debuttato mercoledì scorso.

Speechless racconta le vicende dell’incredibile famiglia DiMeo: Maya, una tostissima mamma “con bisogni speciali” e British Accent; Jimmy, il padre, più ragazzino dei suoi stessi figli; Dylan, la figlia minore, con un’ossessione per gli sport in cui possa polverizzare tutti gli altri; Ray, il secondogenito, bravo a scuola e impacciato con le ragazze; e infine JJ, il maggiore, incredibilmente scaltro e con un forte senso dell’umorismo.
JJ è sempre pronto a cacciarsi nei guai con Kenneth, un custode scolastico che finisce per diventare il suo assistente a tempo pieno… e la sua voce.
La sua voce perché JJ soffre di una paralisi cerebrale che gli impedisce di camminare e di parlare e lo porta a doversi muovere su una sedia a rotelle e ad usare un puntatore laser su di una tastiera per formulare le frasi.
Così la famiglia si muove tra problemi economici e cotte adolescenziali, tra crisi di coppia e balli scolastici, ma soprattutto con la crescita dei ragazzi, che è la preoccupazione più grande dei coniugi DiMeo.
Potrà JJ fare tutto quello che vuole? Riuscirà Ray a uscire dal suo guscio? E Dylan capirà mai di essere una ragazza e non uno scaricatore di porto?

Questa potrebbe essere una serie che parla della difficoltà causata dalla disabilità a inserirsi nel mondo dell’istruzione, a farsi degli amici, a vivere una vita normale; oppure potrebbe raccontare di com’è soffocante essere sempre circondati da persone opprimenti e fin troppo premurose. In maniera sapiente, Silveri riesce a unire entrambe le cose, mixandole con un tono parodico e sagace, per poi virare a ciò di cui vuole veramente parlare: la famiglia.
Speechless è il racconto di chi la disabilità non la vive come una croce da portare sulle spalle ogni giorno, ma di chi semplicemente l’ha messa in conto e non per questo rinuncia a realizzare i propri sogni.
JJ non è il ragazzo che vuole essere normale, è il ragazzo normale perché è così che si vede e fa sì che gli altri lo percepiscano allo stesso modo. Come lui stesso ricorda a sua madre, la disabilità non è una scusa!
Speechless riuscirà a farvi ridere con una battuta di Jimmy o con le gag di Kenneth, vi farà riflettere con le lamentele di Ray o con le preoccupazioni di Maya; forse vi sconvolgerà addirittura un po’ con la divertente aggressività di Dylan.
Non aspettatevi dunque la storia di un ragazzino sfortunato e il suo viaggio nella disabilità, ma quella di una famiglia squattrinata e stramba che cerca di vivere nel modo migliore possibile tra difficoltà e incomprensioni, ma sempre ricordando che, spesso, le parole non contano affatto.


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Sceneggio cose, mangio sushi e proteggo Daniel Sharman dal mondo.
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